art in the age of globalization
What role can visual art have in a world overflowing with images?

Art in the age of globalisation

Our times, the times of ‘liquid modernity’, are difficult to define. It is the era of temporary identities, where the speed of means of transport and communication has overwhelmed the conception of space and time by cancelling out geographical distances between here and anywhere, while making others insurmountable.

What role can visual art have in a world overflowing with images? What visual space can art occupy today, when human communication has been replaced by the mass media, standardising the single global collective imagination? What function does “culture” have in the process of contemporary cultural identification, at a time in which the global-scale insecurity linked to economic and social mobility and environmental disarray is posing apparently irresolvable problems? Against this backdrop, what alternative and different realities can we produce?

I have tried to develop a collective and individual platform for research and action, for social, cultural and political change and reflection, suited to the situations and the many questions that the present day is posing.

I do not think that art, as a practice of free creativity, lies in a separate sphere to life, but that it is an integral part of it – and I think that it is perhaps one of the few remaining fields in which we really can deal in full with the issues of making use of our lives and human communication.

art is labor

Hand and wrench key tool (detail, 2002)

Arte nell’èra della globalizzazione

Il nostro tempo, quello della «modernità liquida», è difficile da definire. È l’èra delle identità provvisorie, dove la velocità dei mezzi di trasporto e di comunicazione ha stravolto la concezione di spazio e tempo annullando le distanze geografiche tra qui e ovunque, rendendone insuperabili altre.

Che ruolo può avere l’arte visuale in un mondo che trabocca di immagini? Che spazio visuale può occupare oggi l’arte, quando la comunicazione massmediale si è sostituita a quella umana, uniformando globalmente l’immaginario collettivo? Che funzione ha la cultura nel processo di identificazione culturale contemporaneo, in un’epoca in cui l’insicurezza collegata alla mobilità economica e sociale, e al disordine ambientale su scala globale, pone problemi apparentemente irrisolvibili? Quali realtà alternative e differenti è possibile produrre in questo contesto?

Ho cercato di sviluppare una piattaforma collettiva e individuale di ricerca e azione, di pratiche di mutamento e riflessione sociale, culturale e politica, adatte alle situazioni e alla molteplicità di domande che ci pone il presente.

Non penso che l’arte, come pratica di creatività libera sia una sfera separata dalla vita, ma che ne faccia parte integrale – e penso che forse questa sia una delle poche sfere rimaste dove si possano porre concretamente, e in tutta la loro ampiezza, la questione dell’impiego profondo della vita e la questione della comunicazione umana.

19 novembre 2008