Disegno a carboncino (50×76,3cm su carta da pacchi bianca) dei tempi lontani dell’Accademia di Belle Arti a Firenze, quando si era ragazzi e si stava a ore davanti al cavalletto alle prese con equilibri, volumi e piani, linee da modulare, luci e ombre; immaginandosi le figure legnose del Pollaiolo e le masse solide di Michelangelo. A ricordarcelo c’era il cono di vetro della Galleria dell’Accademia sotto cui è conservato il Davide, a pochi metri oltre i finestroni della nostra stanza. E appena un po’ piú in là, tutta una città e poi un Paese in continuo rivolgimento e prossimo alla deriva, che della legnosità di questo e delle masse di quell’altro se ne fotteva.